Ai fratelli della Provincia di Puglia OFMCap
Alle sorelle Clarisse Cappuccine di Alessano
Ai fratelli e alle sorelle dell’OFS di Puglia e Basilicata
Carissimi fratelli, appena iniziato il nuovo anno, il Signore mette duramente alla prova la nostra fraternità provinciale, attraverso la perdita improvvisa dell’insostituibile padre Diego Pedone. Una forte influenza lo aveva colpito dopo Capodanno, costringendolo a rinunciare al solito periodo di vacanza ad Alessano e a trascorrere a letto qualche giorno di convalescenza. Sebbene sabato sera si fosse levato per celebrare l’eucaristia, le condizioni di salute non erano però migliorate, ma peggiorate. Stamattina, nella domenica del Battesimo del Signore, attorno alle 9.30, il suo cuore si è arrestato. L’indomani avrebbe compiuto 62 anni.
Un laborioso operaio nella vigna del Signore
Padre Diego nasce ad Alessano il 10 gennaio 1949 dal papà Rocco e dalla mamma
Giuseppa Renna. Appartiene ad una bella schiera di figli, che comprende anche i fratelli Oronzo, Antonio, Bartolo, e le sorelle Maria, Anna e Cesarina. Viene battezzato nella parrocchia
del paese col nome del Serafico Padre san Francesco. Sin da piccolo frequenta il convento
dei Cappuccini, sede di noviziato e punto di riferimento spirituale per l’intero Capo di
Leuca. Dodicenne entra nel Seminario di Francavilla, e prosegue gli studi filosofici a Terlizzi.
Il 29 settembre 1966 riceve l’abito cappuccino dal maestro dei novizi, padre Giulio da Barletta.
Emette la professione temporanea il 4 ottobre 1967 e quella perpetua l’8 dicembre
1974. Viene ordinato presbitero il 4 ottobre 1975 dal vescovo di Ugento S. Maria di Leuca,
mons. Michele Mincuzzi, nella Collegiata del SS.mo Salvatore in Alessano.
Trascorre un paio d’anni nella fraternità del noviziato, e nel 1978 inizia gli studi di
specializzazione in Sacra Scrittura, prima a Gerusalemme presso l’Istituto Biblico “Franciscanum”
e quindi a Roma presso il Pontificio Istituto Biblico.
Rientrato in Provincia, subito s’impegna nell’insegnamento di lingue bibliche, nonché
di Antico e Nuovo Testamento presso lo Studio Teologico Interreligioso Pugliese e presso altri
Istituti teologici. Il suo servizio di docente abbraccia un ventennio.
Nel 1985, da viceparroco diventa parroco a Bari S. Fara. Svolge tale ministero fino al
2003, e sotto la sua conduzione il santuario cresce nella missione di centro di fede e vita
sacramentale per la città di Bari e i paesi circostanti. Cura con attenzione la preparazione
delle coppie di fidanzati, e numerosissimi sono i matrimoni che vi vengono celebrati. Ma altrettanto
numerosi i fedeli che a padre Diego si rivolgono per la confessione, il consiglio, la
direzione spirituale, la pacificazione dei conflitti. Inaugura la pubblicazione del bollettino
settimanale, che nutre i fedeli di catechesi semplice e profonda. Potenzia la devozione a
Santa Fara, dando particolare consistenza all’annuale Festa delle spighe. Apre il sito web
del santuario, che permette una visita virtuale alla chiesa ma anche la lettura delle catechesi
stampate nel bollettino. L’arcivescovo di Bari gli affida l’assistenza al Serra Club, impegnato
nel sostegno delle vocazioni sacerdotali, e al Gruppo Shalom, che accoglie quanti si
distaccano dalle sette e ritornano nella Chiesa cattolica. Nel 1994 viene nominato Vicario
foraneo da mons. Mariano Magrassi, e poi confermato nell’incarico da mons. Francesco Cacucci.
Da parroco, uno sguardo speciale egli dedica alla nostra presenza missionaria in Terra
di Albania, alla quale si affeziona particolarmente. Oltre a visitarla di frequente, promuove
la costruzione della chiesa parrocchiale di Dheu-Lete intitolata a Santa Fara, si impegna
per il completamento dell’ospedaletto di Nenshat, e organizza con borse di studio mensili il
sostegno alla scuola di Tarabosh per i bambini Magjp.
Nel 1988 e nel 1994 viene eletto Definitore provinciale. Dal 1997 al 2003 è Vicario
provinciale. Nel 2003 il XXIX Capitolo ordinario lo elegge Ministro provinciale. Nello stesso
periodo viene altresì eletto vicepresidente regionale della CISM di Puglia.
Nel 2006 riprende il ministero di parroco nel Santuario dell’Immacolata a Barletta.
Nell’arcidiocesi di Trani si consolida la fiducia di mons. GiovanBattista Pichierri e del clero
intorno alla sua persona, fino alla nomina a Vicario episcopale per la Vita consacrata, conferitagli
nel 2009.
In parallelo, padre Diego ha sempre dedicato ampio spazio alla predicazione. Ha animato
incontri di spiritualità biblica e di formazione permanente per le Diocesi della Puglia
e per Istituti religiosi maschili e femminili. È bello ricordare che l’apprezzamento per le sue
qualità lo ha portato fin in Africa, nella regione etiopica del Dawro Konta, a vantaggio dei
missionari cappuccini dell’Emilia Romagna. Ha curato per vent’anni la trasmissione dedicata
al Vangelo domenicale dall’emittente TeleBari, e da ultimo aveva preso a postare video
con riflessioni bibliche su YouTube e sul suo profilo Facebook.
Con una passione speciale, il nostro fratello si è dedicato ad accompagnare pellegrinaggi
e viaggi di studio in Israele e in Turchia, la Terra Santa di Gesù e la Terra Santa della
Chiesa. Nei luoghi in cui è nata la fede e ha mosso i primi passi la comunità cristiana, padre
Diego ha introdotto innumerevoli visitatori, con straordinaria competenza e sicura familiarità.
Il dono della Parola che promuove relazioni
Non mi è facile ricostruire la personalità e il percorso del carissimo padre Diego, per
il vincolo personale che mi ha legato a lui da più di venticinque anni, ma proverò a metterne
in evidenza solo alcuni aspetti distintivi.
Occorre iniziare dalla sua consacrazione religiosa e sacerdotale. Quanto alla sua identità
di religioso cappuccino, egli nasce in un paese, Alessano, che mette in grande onore
il francescanesimo a motivo della tradizione onorevole dei Cappuccini e della loro casa di
noviziato. La sua mamma, donna di fede semplice e forte, terziaria francescana, lo conduce
con sé in chiesa, e qui lo attraggono figure significative di frati, che sono anche i primi amici
di famiglia: padre Celestino da Triggiano, padre Diego da Cerfignano, padre Pio da Triggiano,
padre Arcangelo da Barletta, fra Pacifico da Taurisano. Tra i frequentatori del convento,
don Tonino Bello, terziario francescano, che a padre Diego è legato da fraterna amicizia,
tanto da intervenire come commentatore liturgico alla sua prima messa. Alla Provincia padre
Diego si è sempre mostrato strettamente legato, come la Provincia stessa ha riconosciuto,
allorché lo ha scelto come suo Ministro. Ancora, insieme a padre Matteo Valerio ha
redatto il grosso tomo che permette l’accesso alla ricostruzione della nostra storia, e al quale
proprio padre Diego ha individuato il titolo più appropriato: Dalla diaspora alla Provincia
di Puglia.
Quanto al sacerdozio, esercitato per oltre trentacinque anni, il nostro fratello ha manifestato
uno spiccato senso ecclesiale, che si è tradotto negli importanti incarichi rivestiti
nelle arcidiocesi di Bari e di Trani. Sempre autenticamente cappuccino, ha superato
l’angustia della mentalità conventuale, entrando da protagonista con le sue capacità
nell’ampia rete del presbiterio diocesano. Così egli descrive il sacerdozio in una catechesi:
«Nel sacramento dell’Ordine [gli apostoli] ricevono dallo Spirito Santo un carisma particolare:
è il carisma dell’autorità : “Il dono di Dio è in te per l’imposizione delle mie mani” (cf 2Tm
1,6). In virtù del sacramento dell’Ordine, i chiamati da Gesù diventano suoi rappresentanti
nella triplice funzione profetica, sacerdotale e regale. Non sono semplici delegati, ma segno
visibile ed efficace di Cristo: rappresentano Cristo di fronte alla Chiesa; rappresentano la
Chiesa di fronte agli uomini; è una rappresentanza non in senso democratico ma sacramentale.
Essi ricevono il potere dallo Spirito di Cristo, non dalla comunità; non sono delegati di
essa, ma di Cristo. Ciò non vuol dire che possono agire in maniera autoritaria, senza consultare
nessuno: al contrario, devono farsi servitori nella Chiesa, in piena fedeltà al Vangelo,
poiché le decisioni maturano in un clima di preghiera, di fraternità, di ascolto reciproco».
Speciale attenzione ha rivolto verso la vita consacrata, specie femminile, ad esempio verso
le Marcelline di Tricase, le Alcantarine, le Clarisse di Altamura e di Alessano.
Le due dimensioni, francescana e presbiterale, della sua consacrazione hanno trovato
piena espressione nella centralità che nel suo ministero ha sempre ricevuto la Parola di
Dio. Diversi di noi – io per primo, che scrivo – lo abbiamo avuto come insegnante nello STIP,
nel solco aperto da padre Benigno Papa. Molti sacerdoti, religiosi e laici hanno usufruito dei
suoi cicli di esercizi e dei suoi ritiri. Aveva certamente un dono speciale di natura e di grazia
per la predicazione. Ed in fondo anche la sua passione per i pellegrinaggi in Israele e in Turchia
nient’altro era che un modo di mettere la gente a contatto con la Parola di Dio. Ricordiamo
come la sua libreria fosse stracolma di testi d’esegesi e commentari, ma più che
quelli stampati da altri, voglio ricordare quelli scritti da lui. Sui bollettini delle parrocchie di
Bari e Barletta, e ancora adesso sul sito www.santafara.org, si possono leggere le catechesi
redatte settimana dopo settimana. Anche a mano, per anni, ha riempito le pagine di agende,
nelle quali fissava le sue meditazioni quotidiane sul lezionario eucaristico. Recuperare,
organizzare e divulgare queste sue riflessioni sarà importante per restituire ai suoi amici la
ricchezza dell’amore di padre Diego per le Sacre Scritture.
Ma la risorsa principale del nostro insostituibile fratello è stata la carica di umanità.
Superata la scorza delle apparenze, che sono sempre ingannevoli, egli si rivelava una persona
affettuosa e generosa. Il primo dono che egli offriva era quello del tempo, che assicurava così alle persone semplici, come alle figure più qualificate della città nell’ambito professionale,
imprenditoriale e politico. Colpiva la sua fede sana, provata e temprata da non
poche sofferenze nella salute e nella storia familiare, come la perdita drammatica delle sorelle
Cesarina e Anna, a cui era affezionatissimo. Si metteva concretamente all’opera per
offrire soluzioni a quanti gli chiedevano aiuto di ogni genere. Era totalmente distaccato dal
denaro e tutto operava nel segno della gratuità. Conquistava con la simpatia e la giocosità,
doti che lo rendevano amico cordiale e gradito animatore, e grazie alle quali riusciva a
sdrammatizzare situazioni pesanti. Anche il suo gusto per gli strumenti della tecnologia era
in ultimo finalizzato a raggiungere le persone, attraverso gli sms sul cellulare – li ha raccolti
la dott.ssa Santa Fizzarotti Selvaggi nel prezioso libricino Gocce di Luce – e ormai anche nella
piazza virtuale – come testimoniano le decine di messaggi che gli amici hanno inserito
con tenerezza sulla sua pagina web.
Finalmente nella Gerusalemme celeste
Carissimo padre Diego, per i misteriosi disegni di Dio hai concluso l’esistenza terrena
e iniziato quella eterna, nella domenica in cui la Chiesa celebra la festa del Battesimo del
Signore. Scrivendo ai Romani, l’apostolo Paolo insegna che «quanti siamo stati battezzati in
Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque
stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo
della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo
morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai
morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui» (6,5-9). Questa parola oggi è pienamente
vera per te. Il battesimo, che hai vissuto da consacrato e sacerdote, ti ha fatto condividere
la morte del Signore Gesù, ti ha «con sepolto» con Lui, ma ti ha anche associato alla
Sua risurrezione e alla vita eterna.
La tua ultima meditazione, affidata ad un video, era occasionata dalla Festa della
Santa Famiglia, ed ambientata nelle grotte di Macurano, nel tuo Salento. Hai additato a
modello la famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, in quanto tutta tesa a compiere la volontà di
Dio. Questo – hai ricordato – insegna il piccolo Gesù ai genitori: «Devo occuparmi delle cose
del Padre mio». Hai augurato la pace, la gioia e la serenità. Hai concluso invitando ad andare
col cuore a Nazaret e a pregare come ci è stato insegnato da bambini (a te senz’altro dalla
tua mamma): «Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia».
Quante volte sei stato col cuore e col corpo a Nazaret e ancora a Gerusalemme! Ora,
carissimo padre Diego, il tuo pellegrinaggio si è compiuto. Nel grembo di Dio godi l’intimità
della famiglia di Nazaret. Sei nella Gerusalemme celeste. La contempli scendere dal cielo
come una sposa adorna per il suo sposo. La gloria di Dio la illumina e la sua lampada è
l’Agnello. In essa Dio dimora con gli uomini, ed essi sono suo popolo. E terge ogni lacrima
dai loro occhi, e non vi è più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di
prima sono passate. Della Gerusalemme celeste sei cittadino, e la pace è il tuo premio nei
secoli dei secoli. Amen.
Bari, 9 gennaio 2011
fra Francesco Neri, Ministro provinciale







ISKENDERUN, Turchia – Monsignor Luigi Padovese, Vicario apostolico dell’Anatolia dall’11 agosto 2004 
Siamo chiamati ad appassionarci dell’ascolto della Parola
1. La novità del sacerdozio di Cristo









